FISIOTERAPIA – RIABILITAZIONE

L’ESERCIZIO TERAPEUTICO NON ESISTE O NON SERVE?

Una proposta terapeutica generalmente inizia con un comando verbale per un determinato movimento e, generalmente, il paziente, molto obbediente, esegue.

Ma è proprio questo il modo e la modalità per migliorare un movimento?

In fondo un movimento distrettuale fa SEMPRE parte di una somma di adattamenti, che sono tonici – fasici e posturali. Non solo un movimento fa sempre parte di una funzione, funzione che è nata, oltre ai patterns genetici, da delle esperienze.

L’esperienza motorio-funzionale  invece include una somma di capacità sensitive, sensoriali e cognitive. Il cervello umano probabilmente non è un computer, ma una entità  molto più complessa di quanto sinora si credeva. Perfino i ricordi e le  emozioni fanno sì che l’esecuzione di qualsiasi movimento- funzione possa cambiare. Così come possono cambiare le prestazioni a seconda delle  modalità, come contesto spazio-tempo, o a seconda delle  persone che le somministrano o le richiedono.

Questi sono anche i motivi per i quali non può esistere la generalizzata divisione tra una patologia ortopedica ed una neurologica, proprio per l’organo complesso che è  IL CERVELLO.

Esempio: un paziente con un deficit/atrofia del  M. quadricipite per cause diverse, può allenare il muscolo con “esercizi mirati”, ma se tale muscolo non viene inserito nel contesto funzionale il muscolo non riprenderà le sue capacità toniche, fasiche e come stabilizzatore; insomma non viene inserito nella globalità del corpo umano che agisce e reagisce.

Tutte le funzioni sono sempre complesse ed  un semplice allenamento distrettuale , come  lo squat o il camminare, correre ecc. non possono bastare per inserire correttamente una parte in tale complessità. Nell’ esempio descritto forse si dovrebbe arrivare a far raccogliere al paziente fiori su un pendio alpino invece di eseguire solo esercizi in una palestra. La palestra è una palestra, ossia uno stadio di apprendimento sotto una guida professionale. Un professionista che segue un programma ed un progetto, avendo tecnica, capacità ed umanità deve rendere il suo operato  gratificante ed allegro .

Perfino le incapacità o le frustrazioni possono essere inserite nell’ ambito della seduta o del ciclo,  ma il feedback finale DEVE essere positivo solo così la persona – paziente diventa parte integrante del programma; e solo grazie ai feedback positivi il paziente ripeterà gli esercizi anche per conto suo, volendo riavere tale sensazione.

Forse nello sport possono cambiare certi criteri, a seconda dello sport e dei livelli, così nel ragazzo deve essere inclusa l’esperienza, l’apprendimento per poi arrivare a delle prestazioni superiori, ossia un allenamento vero e proprio. Ma perfino in questo contesto si possono notare delle differenze in base alle capacità posturali e di equilibrio.

Quanti ragazzi hanno fatto per anni allenamenti senza raggiungere obiettivi di prestazioni superiori?

Credo che nella Fisioterapia/ Riabilitazione si debba coinvolgere maggiormente la complessità dell’uomo, ossia le sue particolarità intrinseche/genetiche. Praticamente si passa da un feedback positivo ad un altro feedback positivo per arrivare al feed forward, ossia preparare il corpo in modo anticipatorio a delle prestazioni necessarie e complesse.

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