LA SCOLIOSI

Molti si rivolgono alla medicina riabilitativa per disturbi riferibili alla colonna vertebrale.

Si possono però individuare due gruppi principali:

  • persone che fanno parte dell’età evolutiva, ossia da 0 ai 18 anni;
  • persone che per lavoro, usura o età soffrono di patologie del rachide.

Parliamo del primo gruppo dei bambini /ragazzi. Anche in questa categoria c’è una suddivisione tra:

  • Coloro che hanno delle malformazioni o traumi sia del rachide che della gabbia toracica; perfino patologie organiche possono creare delle alterazioni strutturali. In questi casi è importante risalire alla causa e trovare proposte terapeutiche che correggano o impediscano un peggioramento. Le manovre possono essere: mobilizzazioni, rinforzi muscolari, proposte posturali e ginnastica respiratoria per aumentare anche una maggiore resistenza nella vita quotidiana (attività fisiche e sport).
  • I molti ragazzi che nell’età evolutiva non hanno una corretta integrazione tra i due emisoma, ossia piccoli danni a livello del SNC. Queste tante e magari piccole alterazioni possono creare degli atteggiamenti scoliotici che spesso sono abbinati ad un generale “impaccio” motorio. In genere questi ragazzi sono poco sportivi o fanno sport con feedback poco gratificanti, hanno brutte grafie, atteggiamenti psicologici tra il “ridere ed il piangere” o cercano scuse esterne per delle piccole défaillance. Questi sono i casi nei quali la terapia riabilitativa da i risultati migliori, indirizzandosi però maggiormente su una terapia neurologica, ossia cercare un’integrazione migliore tra i due emisoma. Non si tratta di una terapia cosiddetta “psicomotoria”, ma di agire soprattutto su azioni e reazioni posturali. In questo contesto si cerca di migliorare il tono posturale, muscolare e le reazioni di equilibrio. In questi casi generalmente si tratta di una curva unica con eventualmente piccole controcurve distali. In questi casi un eventuale busto può essere controproducente, primo perché si tratta generalmente di curve di pochi gradi e secondo un busto limiterebbe ancora di più l’esperienza con il proprio corpo nel contesto di spazio e gravità.
  • La categoria delle vere scoliosi, chiamate anche “S italica”, ossia 2 curve ben compensate e che il nostro cervello percepisce come DRITTA. Infatti sono generalmente ragazzi con ottime prestazioni motorie nonostante una scoliosi, ragazzi che entrano in tutti i parametri psicomotori e neuromotori normali. Sono solo ca. il 25% di tutti gli scoliotici, nei quali il busto può essere indicato per ovviare ad un peggioramento rapido durante la crescita. Grandi specialisti del campo però dicono che NESSUN BUSTO corregge una scoliosi. Portare un busto per anni rende la colonna rigida e piatta. Forse con la chirurgia moderna si potrebbe anche pensare ad un intervento. Interventi che una volta richiedevano molto tempo di immobilità a letto, mentre oggi, con le nuove tecniche, si ha una rapida ripresa e con risultati ottimi. Questi ragazzi dovrebbero fare una ginnastica medica per mantenere tono e lunghezza delle varie strutture. E se sono portatori di busto cercare anche di correggersi attivamente nelle zone di spinta del busto stesso.

In ogni caso si tratta di ragazzi che devono fare i loro esercizi a casa e sono anche, – e purtroppo, destinati a fare una terapia e controlli durante tutta la fase di crescita. Forse con questa descrizione si capisce anche, vista la varietà di età, tipologia e gravità, che la terapia di gruppo non è indicata: ogni essere umano è un’entità a sé stante.

Elisabeth Muller Veronese

 

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