NOI DUE…..INSIEME

Gabriele ha 10 anni e un’emiparesi dx dalla nascita. E’ un ragazzo che mi ha dato tante soddisfazioni e con il quale ho potuto evolvermi sia dal lato tecnico, valutazione e trattamento, che da quello umano.
Senz’altro c’entra il contesto famigliare, ossia una mamma consapevole e stimolante, come è consapevole e stimolante Gabriele.

Prima di entrare nel trattamento vero e proprio, due sono le cose che mi hanno lasciato stupita ed anche commossa:

Gabriele un giorno, quando gli ho proposto di aiutarmi a servire per una festa, mi ha detto, tutto “gasato”: “Fantastico! Ma avrò bisogno di un carrello per il servizio perché non posso fidarmi del tutto del mio braccio destro”. SUPERCONSAPEVOLEZZA E SUPERENTUSIASMO PER LA VITA.

L’altra cosa: in occasione della sua cresima, gli ho scritto una lettera perché non potevo essere presente, ma volevo spiegargli che sarò SEMPRE presente anche quando non mi vedrà fisicamente.
Gabriele mi ha risposto: ”Non sei solo la mia Fisioterapista, ma sei una persona saggia che mi fa ridere e che mi rigenera”.
E’ il massimo, grazie Gabri!

Questa è stata anche l’occasione per rivalutare un po’ gli anni che ho passato con Gabriele; considerando i risultati ottenuti sono molto soddisfatta anche se vorrei il “famoso miracolo”.

Presento meglio Gabriele: ragazzino bello, alto ed intelligente.

Si presenta simmetrico, corre come un diavoletto e ha il 10 in educazione fisica. Fa i suoi esercizi, non sempre regolarmente, ma si impegna molto durante la terapia che ha un’impostazione di forte “rigore svizzero”.
Tale rigore viene accettato facilmente dai ragazzi perché spiego, già fin da quando sono piccoli, che voglio che abbiano una vita bella e che siano capaci di fare TUTTO. Spiego anche che tutti abbiamo dei “problemi o deficit”, ma non tutti si vedono ad occhio nudo, ma forse quelli che non saltano all’occhio sono forse quelli più difficili e limitanti. Inoltre voglio che, nonostante la giovane età, possano dire la loro ed interagire con me; ossia un rapporto che diventa una vera relazione di rispetto e condivisione.
Questo tipo di impostazione viene facilmente accettata dai bambini, anzi la apprezzano, spesso sono i loro genitori che creano maggiori difficoltà per la realizzazione di un piano e comportamento condiviso.

Il trattamento di Gabriele:

  • una parte consiste nell’aumentare e mantenere le strutture muscolo-scheletriche in buone condizioni, che vuol dire MOBILIZZAZIONI E STIRAMENTI sia segmentali che della catena funzionale. Quando sono piccoli i genitori hanno l’obbligo di farlo quotidianamente, quando sono più grandi il compito viene diviso tra bambino e genitori, ossia un giorno il bambino deve fare i suoi esercizi da solo con schemi disegnati, l’altro giorno i genitori devono operare in base alle consegne date;
  • un’altra parte del trattamento è di “ tipo bobathiano”, ossia sollecitare e facilitare, con manovre adeguate, delle attività per ottenere delle risposte desiderate in un contesto funzionale. Le ripetizioni, non stereotipate, sono importanti per l’ ALLENAMENTO E l’AUTOMATIZZAZIONE. Tutte le proposte vengono fatte in posizioni e posture diverse includendo sempre la componente antigravitaria, ossia includendo le reazioni posturali che sono alla base di qualsiasi prestazione funzionale normale;
  • un terzo elemento è la sensibilità, sia tattile che propriocettiva, perché solo sentendo e percependo le varie parti, il corpo percepisce l’ integrità e diventa TUO. Non si possono gestire movimenti o posture che non siano integrate nel proprio schema corporeo; ossia come se fosse una cosa che non  fa parte di te.

Questo può essere stimolato da precise proposte da parte del terapista, con o senza controllo visivo, come attraverso atti ed oggetti funzionali.
In più inserisco per un tempo limitato anche delle proposte “forzate” per un uso costretto dell’arto leso. In questo contesto si possono includere anche attività GUIDATE; il terapista con prese precise guida l’arto superiore a fare movimenti finalizzati, come disegnare, scrivere, puzzle (pezzi grossi), includendo anche attività bimanuali come “ coltello – forchetta”, tagliare cetrioli o pane (consistenze e resistenze diverse).
Nei momenti “dolorosi”, durante gli stiramenti o mobilizzazioni, includo giochi che prevedano l’uso “della testa”, perché il bambino non può muoversi, ma subisce, e così cerco di distrarlo: dimmi 3 nomi di compagni dell’asilo, 2 tipi di frutta, cosa fai quando ti fai male ecc… Poi, secondo l’età, cose più difficili: 3 nazioni che iniziano con la “ L”, 4 con la “ A” ecc. ecc.

Un altro modo per lavorare bene è:  in caso di sbagli (ad esempio appoggi non desiderati) un punto di penalità e con cinque punti di penalità non si finisce la terapia con un gioco che avrebbe potuto scegliere il bambino.
Se io, terapista, sbaglio, chiedendo troppo (non corretta valutazione) o faccio “ troppo male”, posso ricevere un punto di penalità da parte del bambino. Questo modo è molto intrigante per il bambino e crea una fiducia reciproca.

A Gabriele ho anche permesso di fare qualsiasi attività o sport che gli piacesse ( e naturalmente è il CALCIO), e quando non riesce “ fa il commentatore sportivo”………….molto bene.

 

Risultato attuale

Arto inferiore: corre, sta in monopodalica per 10 secondi, ha attività selettive in tutti i distretti dell’arto inferiore, perfino il piede riesce a reclutare gli estensori dorsali, purtroppo limitato a causa del tricipite della surae (è stata fatta la tossina botulinica e si dovrebbe perfino pensare ad un allungamento dosato della parte tra muscolo e tendine).

Arto superiore: riesce ad andare in elevazione totale con lieve intrarotazione e pronazione dell’avambraccio, ma a livello del gomito c’è un reclutamento sia degli estensori che dei flessori anche se mancano gli ultimi gradi all’estensione completa. Il polso e le dita hanno movimenti, ma non completi e non precisi e persiste un’alterazione della sensibilità sia tattile che propriocettiva. Gabriele mi ha però detto che è riuscito ad accendere la luce con la mano destra.

Pratica sport come il nuoto ed il calcio e nel tempo libero frequenta i campi scout.

Credo che solo attraverso una vera e corretta interazione si conquisti la fiducia del bambino. Altrettanto credo che noi abbiamo molto da imparare dai bambini, perché hanno ancora una sincerità e purezza che noi adulti abbiamo perso. L’unica cosa che il bambino non sopporta è l’imbroglio, non essere sinceri con lui, non rispondere correttamente alle sue domande, e se sbagliamo DOBBIAMO scusarci, anche se siamo “grandi”.

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