IL PAZIENTE NEUROLOGICO

Questo tipo di patologie richiedono, da parte dei terapisti, tecnica, capacità, umanità e fantasia.

La tecnica viene appresa attraverso i vari corsi postgraduati e con degli stage.

La capacità è una forma di allenamento con sé stessi, le mani del terapista migliorano solo con molta pratica e sono mani che devono sentire, correggere e guidare.

L’umanità si esplica tra rispetto ed educazione e mira, attraverso l’empatia, a coinvolgere sia il paziente che la sua famiglia – ascoltando, consigliando e guidando.

La fantasia è, secondo me, una dote. Solo la fantasia trova modi e strategie che si alternano per non rendere il trattamento noioso. Pensandoci bene, quante sono le nostre capacità di adattarci alle varie situazioni e circostanze? Mentre il paziente di solito è sempre nei suoi schemi.

Troppo spesso il paziente viene disteso su un lettino da trattamento, quasi sempre supino, una condizione nella quale la gravità incide ben poco e noi, sani, invece dobbiamo continuare ad affrontare la gravità.

Forse l’eccezione avviene quando i terapisti pretendono movimenti con il braccio e la gamba che in questa condizione deve SEMPRE avvenire contro gravità, ossia il modo più difficile per ottenere un movimento. Gli adattamenti posturali, invece, coinvolgono sempre LA TESTA ed IL TRONCO, parte più importante, ma che sanno coinvolgere anche gli arti.

Descrivo spesso il controllo del tronco paragonandolo al  polipo, che muove bene i tentacoli solo con un tronco integro. 

Poi la cosa più IMPORTANTE: il paziente è parte integrante della riabilitazione, non è un consumatore di terapie. Questo richiede un lavoro quotidiano di almeno 1-2 ore, sapendo cosa fare e come fare. La neuroriabilitazione funziona solo con un certo tipo di allenamento e non è il Buon Dio e il terapista che danno il risultato desiderato.

Sono ben consapevole che anche la miglior terapia non fa miracoli, anche se lo desideriamo, ma comunque si può ottenere una buona qualità di vita nonostante tutto……………………………